emozioni, recuperi, stare bene
16 Aprile, 2011 Inviato in Dirigente, Educazione alla legalità, Educazione alla solidarietà, Patto educativo e regolamento, Tutor studenti | 4 Commenti »A seguito della riunione dei delegati dei genitori dell’11 aprile in cui si è trattato di problematiche di tipo educativo con particolare riguardo alle situazioni di rilevanza disciplinare verificatesi in alcune classi prime e a quanto presente nella news del 5 aprile, una mamma mi ha scritto una lettera che pubblico con il suo consenso sperando che si apra una discussione o che comunque la lettera induca a pensare.
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Egregio dottor Cereda,
sono un genitore delegato di classe (2 A) , una mamma, e dopo aver partecipato alla quarta riunione da lei indetta mi sono sentita fortemente interpellata da quanto posto alla nostra attenzione.
Ho pensato ad alcune proposte, a questo punto eventualmente ipotizzabili per l’anno prossimo :
- a inizio anno un corso sulle emozioni con partecipazione obbligatoria oltre che per gli alunni, anche per gli insegnanti. (magari un’ora o due alla settimana per un periodo da stabilire). Credo che per molti ragazzi sia difficile tradurre il sensodi inadeguatezza, di delusione o dolore che li accompagna e che li“sequestra” alla minima insospettabile causa scatenante portandoli a compiere gesti deleteri. Dare un nome alle proprie emozioni potrebbe essere un inizio verso la consapevolezza.
- corsi di recupero pomeridiani con studenti “carismatici” delle classi più avanti che , attraverso l’esercizio del recupero operino nel contempo un accompagnamento e un ascolto nei confronti del minore. Implicitamente i ragazzi possono trarne un esempio positivo.
- Considerare la possibilità di chiedere l’inserimento di ragazzi che optino per il servizio civile (mi sembra che duri un anno) nell’ambito scolastico, che si presentino ad esempio come “mediatore” e come “proponente” di corsi “educativi”. Anche in questo caso la figura di riferimento dovrebbe essere una persona con una cultura idonea al ruolo e di età intorno ai 25/30 anni. (non so se è previsto ai termini di legge una possibilità di questo tipo, però in fondo l’emergenza educativa non può dirsi secondaria a quella sanitaria o sociale in genere). I ragazzi più problematici potrebbero essere seguiti in modopiù mirato: certo per loro significherebbe passare dal palcoscenico della classe al rapporto confidenziale con un soggetto carismatico (all’educatore l’arduo compito di far intuire al ragazzo il valore aggiunto di questa sfida).
E’ evidente che la cosa migliore sarebbe “educare” le famiglie, tuttavia a mio avviso un intervento dall’esterno e diretto sui ragazzi si rende urgente perché molte di loro (le famiglie) hanno abdicato al loro ruolo educativo smarrendo prima di tutto il senso di responsabilità verso “l’uomo” del domani che è parte di una comunità.
Un tempo si, la società era quasi sinonimo di comunità! Ma ora? Se almeno fossero condivisi i principi di fondo come il rispetto, la solidarietà , l’ uguaglianza!
Non posso credere che i ragazzi di oggi siano tanti diversi da quello che siamo stati noi. Quello che manca è un tessuto sociale coeso a credere nel loro potenziale e nella loro reale possibilità di camminare con le proprie gambe. Manca l’idea di credere che in questa società c’è un posto importante per ciascuno di noi (non necessariamente identificabile con principi legati all’ambizione) e che ciascuno può fare bene qualcosa per sé e per gli altri.
La ringrazio per tutta la passione e l’impegno che dedica costantemente
ai nostri figli.
Luisa Rinaldini
